di Salvatore Sconzo
Nel segno di Kafka di Alessandro Bruni
Fratelli Frilli Editori
Se cerchi un nome che, ancora prima di aprire un libro, riesce a evocare un mondo Kafka è uno di questi. Basta leggerlo nel titolo per aspettarsi di entrare in un territorio fatto di domande, inquietudini e verità che sembrano sfuggire proprio nel momento in cui crediamo di averle afferrate. Alessandro Bruni raccoglie questa eredità senza mai imitarla, costruendo un noir che vive di una propria identità e che trova nella figura dello scrittore praghese la bussola ideale per orientare il lettore dentro una storia dove ogni certezza è destinata a vacillare.
La sensazione che accompagna la lettura è quella di essere costantemente invitati a guardare oltre ciò che accade. Perché la scomparsa di Sonia è certamente il punto da cui tutto prende forma, ma è anche il pretesto attraverso cui Bruni racconta molto altro: il peso del passato, il potere, i segreti, le relazioni umane e quella continua ricerca di un senso che, proprio come nelle opere di Kafka, raramente conduce a una risposta definitiva.
La protagonista, Sonia, è probabilmente la più grande intuizione narrativa del romanzo. Scompare fin dalle prime pagine e, proprio per questo, finisce per essere il personaggio più presente dell’intera vicenda. Vive nei ricordi, nei dialoghi, nelle paure e nei sospetti di chi l’ha conosciuta. È probabilmente l’aspetto che ho apprezzato di più del romanzo: Bruni riesce a far vivere Sonia anche quando non è sulla scena. Ogni indizio, ogni testimonianza e ogni riflessione riportano inevitabilmente a lei, mantenendo viva la tensione e alimentando nel lettore il desiderio di capire cosa sia realmente accaduto.
Accanto a questa figura così centrale si muove l’avvocato Domani Battaglia, protagonista complesso e credibile, il cui passato riaffiora lentamente fino a intrecciarsi con gli eventi del presente. È uno di quei personaggi che non si lasciano comprendere subito e che acquistano spessore pagina dopo pagina.
Attorno a lui ruotano i coniugi Merumici, genitori di Sonia, i suoi coinquilini e una serie di figure che sembrano condividere una caratteristica comune: nessuno appare completamente trasparente. Tutti sembrano custodire qualcosa, vivere in equilibrio tra ciò che mostrano e ciò che preferiscono tacere. È questa continua ambiguità a rendere il romanzo particolarmente coinvolgente, perché il dubbio accompagna il lettore dall’inizio alla fine senza mai concedergli un punto d’appoggio definitivo.
Anche Praga svolge un ruolo fondamentale. Come nei migliori noir non è soltanto l’ambientazione della vicenda, ma una presenza viva, quasi un personaggio silenzioso. Le sue strade, la sua storia, la sua atmosfera sospesa sembrano riflettere perfettamente il mondo interiore dei protagonisti e richiamano inevitabilmente l’immaginario kafkiano, dove ogni luogo sembra custodire un significato nascosto.
Kafka, naturalmente, è il cuore simbolico dell’intero romanzo. Non è soltanto l’autore de Il processo o de Il castello, ma diventa il filo invisibile che lega ogni evento. La tesi dedicata allo scrittore boemo, i richiami continui alla sua opera e persino il modo in cui i personaggi affrontano la realtà sembrano suggerire che alcune verità non siano destinate a essere completamente rivelate.
Ed è forse questa la riflessione più interessante che Alessandro Bruni affida al lettore: esistono domande che non cercano una risposta definitiva, ma una giustificazione, una chiave di lettura, un modo per convivere con ciò che non può essere spiegato fino in fondo. È un concetto profondamente kafkiano, che l’autore riesce a inserire nella trama senza mai appesantire la narrazione.
Accanto al mistero trovano spazio numerose altre tematiche. Il potere economico e la sua capacità di condizionare le persone, il peso della memoria, il rapporto tra passato e presente, la fragilità delle relazioni familiari, la manipolazione della verità, il confine spesso sottile tra giustizia e convenienza.
Ma soprattutto emerge una riflessione sull’identità e su quanto sia difficile conoscere davvero chi abbiamo di fronte.
La scrittura di Bruni non cerca mai effetti spettacolari. Preferisce lavorare sull’atmosfera, sui dettagli e sui dialoghi, lasciando che sia il lettore a colmare gli spazi lasciati volutamente aperti. È una scelta che funziona, perché rende il dubbio il vero protagonista della storia. Più si procede nella lettura e più si ha la sensazione che ogni personaggio custodisca una verità diversa, senza che nessuna riesca davvero a prevalere sulle altre.
Anche il ritmo convince. La tensione cresce gradualmente, senza forzature, accompagnando il lettore in un’indagine che non punta soltanto a individuare un colpevole, ma soprattutto a comprendere i motivi, le fragilità e le contraddizioni che muovono ogni scelta.
L’autore
Alessandro Bruni è uno scrittore italiano che negli anni ha costruito una narrativa in cui il noir diventa molto più di un genere. Le sue storie intrecciano suspense, introspezione e riflessione culturale, dando vita a romanzi in cui il mistero rappresenta spesso il punto di partenza per indagare l’animo umano. Anche in Nel segno di Kafka conferma questa cifra stilistica, dimostrando come un’indagine possa trasformarsi in un percorso attraverso la memoria, i segreti e le contraddizioni dell’uomo.
Il giudizio del Calamaio
Con Nel segno di Kafka, Alessandro Bruni dimostra che il noir può essere molto più di una semplice indagine. Può diventare uno spazio in cui il mistero si intreccia con la filosofia, la letteratura e la memoria, dando vita a una storia capace di coinvolgere e, allo stesso tempo, di far riflettere.
La figura di Sonia, sempre presente proprio attraverso la sua assenza, l’ambiguità che avvolge ogni personaggio, una Praga evocativa e ricca di fascino e il costante richiamo all’universo kafkiano costruiscono un romanzo che mantiene alta la tensione senza mai rinunciare alla profondità.
È una lettura consigliata a chi ama i noir psicologici e le storie in cui il mistero non è soltanto un enigma da risolvere, ma un’occasione per interrogarsi sull’uomo, sulle sue fragilità e sulla sottile distanza che separa la verità dalla sua interpretazione.
Quando si chiude l’ultima pagina, resta la sensazione di aver letto un noir capace di intrattenere, ma anche di dialogare con il lettore. E forse è proprio questo il segno più autentico di Kafka: non quello di offrire risposte, ma di continuare a farci domande anche quando il libro è ormai tornato sullo scaffale.
Buona lettura!
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Voce di Federico Benna
Musica: Mirrors di BFCmusic